LA DANZA DEGLI OPPOSTI: I BENEFICI DEL CONFLITTO

Danza degli Opposti

COME E PERCHE’ ACCETTARE LA DUALITÀ NELLA PROPRIA VITA

L’uomo occidentale moderno può essere definito come il prodotto di una costante stratificazione di credenze e giudizi sociali che dagli albori della storia vengono tramandati da individuo a individuo, fino alla nascita della società odierna, fondata su dogmi la cui messa in discussione sarebbe quasi sinonimo di eresia.

Memori di migliaia di anni di sanguinose guerre che hanno anteposto l’orgoglio dell’essere umano al suo prosperare, ci si relaziona con timore e negatività al concetto di “conflitto”, propensi a considerarne solo l’aspetto distruttivo, senza tuttavia comprenderne appieno il significato intrinseco.

L’etimologia stessa della parola veicola il suo immenso potenziale: dal latino con-fligere, ovvero urtare una cosa con un’altra, sottintende la presenza di due o più “opposti” che da dizionario “tendono alla reciproca esclusione”, generando l’urto. Attenendosi al proprio ruolo di figli devoti di un contesto sociale che si erge su di un forviante e falso pensiero dicotomico, senza il beneficio del dubbio si è soliti etichettare questi opposti negli archetipi concetti di bene e male, giusto o sbagliato, con l’aspettativa che uno prevalga gloriosamente sull’altro. Ma qual è il ruolo degli opposti e soprattutto quali sono i benefici del conflitto?

Apprezzare la bellezza della dualità consente di svolgere una profonda analisi introspettiva che conduce ad una maggiore accettazione di sé stessi, in quanto l’essere umano è il frutto, nonché l’impersonificazione di uno scontro che, come il più esperto dei giocolieri, alterna ciclicamente la prevaricazione di un opposto sull’altro. In altre parole l’essenza dell’uomo è duale: l’atman, scintilla divina purissima ed eterna, brilla incastonata in un effimero involucro di muscoli e ossa, con specifiche necessità fisiche da soddisfare. L’atman e il corpo fisico sono due opposti la cui collaborazione permette la vita, l’esperienza, la crescita. Più in generale l’uomo e la donna sono “opposti” dal cui “urto” si origina vita; questa dualità individuale altro non è che il riflesso della dualità cosmica: purusha (spirito) che fecondando prakriti (materia), causa lo scontro dei guna (energie primordiali) che, iniziando a mescolarsi sotto forma di protoni ed elettroni, danno inizio alla creazione di infinite varietà di cose e personalità, generando il mondo manifesto.

Danza degli Opposti, conflitto
Danza degli opposti

Gli opposti per eccellenza che, in tutte le religioni e leggende millenarie si contendono la supremazia del pianeta, sono senza dubbio il bene e il male. E’ ostico pensare al male come a una presenza indispensabile per il nostro benessere ma il mondo in cui viviamo oggi esiste grazie al male, o meglio alla collaborazione tra il male e il bene. Un saggio balinese disse che senza il male il mondo non avrebbe modo di esistere, in quanto è proprio grazie all’interazione tra questi due opposti che l’essere umano può crescere, imparare, evolvere, gioire e piangere. La felicità infatti sarebbe insopportabile senza l’esperienza della tristezza: le più profonde realizzazioni interiori e i più radicali cambiamenti di vita, nonché la maggioranza delle opere artistico-letterarie dal valore incommensurabile, sono figlie di un momento di tristezza, il celebre “sgomento” dei Romantici, generato da un conflitto interiore portatore di consapevolezza e, in un secondo momento, di una felicità rinnovata. Questo aspetto del conflitto viene trattato deliziosamente nella Bhagavadgita, una delle opere più preziose del patrimonio letterario dell’uomo, definita da Ghandi “un manuale di vita”, dove viene esaltata la bellezza e l’imprescindibilità del conflitto interiore e non, per poter accedere ad una più profonda consapevolezza di sé stessi e degli altri.

Lo studio e la pratica dello yoga ci permettono non solo di apprezzare il conflitto come mezzo evolutivo ma ci forniscono gli strumenti che ci consentono di comprendere quando la sua manifestazione è sinonimo di evoluzione e quando invece è dettato dalla fame egoica dell’ego condizionato (ahamkara). Due esempi cristallini che esplichino questa differenza potrebbero essere 1) una discussione tra una coppia di coniugi che, sia che porti ad un rappacificamento, sia che porti ad una rottura, permette ad entrambi di conoscersi meglio, comprendendo quali sono i bisogni che necessitano di essere appagati e di conoscere ulteriormente quelli dell’altra persona, consentendo il raggiungimento di una felicità più sincera ed appagante. 2) senza sfociare in letali guerre, un esempio lampante potrebbe essere un individuo che esercita per divertimento una violenza fisica o psicologica su un altro essere innocente ed indifeso. In questo caso il conflitto che si crea è di natura diversa.

Grazie allo yoga, in conclusione, si sarà in grado di coltivare la presenza e tranquillità mentale ed emotiva necessarie per trascendere l’apparenza ed accedere al potenziale evolutivo di un conflitto.



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